giovedì 1 giugno 2017

La placca copri truss rod (nameplate)

La placca copri truss rod è un altro aspetto fortemente caratterizzante le chitarre Rickenbacker (ma anche in bassi). Spesso si può riconoscere queste chitarre (anche la loro autenticità) proprio da questo apparentemente insignificante particolare. 

Solitamente il nameplate è di colore bianco con scritta nera per tutte le livree standard. Esiste ovviamente anche in gold con scritta nera (come nel caso della Rickenbacker 660) e in "reverse color" ovvero nero con scritta bianca.


 


Solitamente queste placche sono tutte uguali: qualche modello particolare di chitarra presenta dei nameplate con delle piccole differenze (soprattutto relative alla posizione della scritta "made in USA")

Questa placca in plastica è dotata di tre viti: sotto di essa si cela il doppio truss della chitarra. Almeno nella Rickenbacker 360/12 non è possibile aprire questo vano coperto dalla placca senza allentare parecchio (o rimuovere del tutto) le corde. 

Questa placca non è un elemento di secondaria importanza. Bisogna ricordare che la Rickenbacker non la vende singolarmente con molta facilità: anzi la molla con una certa riluttanza. Questo atteggiamento mi è stato spiegato con la motivazione secondo la quale questo fatto ostacolerebbe la diffusione di chitarre Rickenbacker false. Da quello che mi è stato detto, l'unico modo per aver un nameplate originale Rickenbacker è quello di inviare alla casa madre il proprio nameplate rotto: in questo caso, accertato che il nameplate rotto è del tutto originale, ti spediscono quello nuovo. Altrimenti nisba.

Questa cosa ha delle implicazioni importanti. Il nameplate va trattato con particolare cura, soprattutto quando si interviene sul truss: non va rovinato, danneggiato, rotto perchè avere il ricambio originale non è semplice.  Peggio che mai se viene smarrito o rubato: in quel caso la Rickenbacker non ti farà avere il ricambio originale nemmeno con 10 denunce dei Carabinieri. La paura dei fake è più forte di tutto e di tutti.

Questo vuol anche dire quindi che se si acquista in giro una placca copri truss rod bisognerebbe accertarsi che sia un originale (se si tiene ad aver un originale ovvio). Inoltre l'aspetto del nameplate potrebbe aiutare a capire se ci troviamo di fronte ad una chitarra Rickenbacker farlocca. 

Aggiungo un aneddoto personale. Tempo fa mi era venuta in mente l'idea di dotare la mia Ric 360/12 di un pickguard gold: la cosa avrebbe pertanto implicato la disponibilità del nameplate dello stesso colore gold. Mentre per il pickguard non ci sarebbero stati problemi, per la placca mi è stato detto di spedire l'originale (bianca) la quale sarebbe stata verniciata in tonalità gold in fabbrica! Santo Cielo che esagerazione! Inutile dire che ho rinunciato.

lunedì 22 maggio 2017

La serata degli STORPIONS

Una serata decisamente "particolare" quella dell'esordio degli Storpions. Il pubblico non era particolarmente adatto ad ascoltare versioni completamente stravolte ed inacidite di cover classiche rock e blues... Come dire: non tutte le performance live prendono la piega desiderata ed il verso giusto: non tutte le ciambelle riescono con il buco... 

E' come quando ti trovi a suonare il liscio in un centro sociale punk o a fare musica punk in una balera romagnola... 

Ho l'impressione poi che stia diventando sempre più difficile proporre qualcosa di particolarmente innovativo. Le fughe in avanti mi pare che non vengano capite e apprezzate: la gente vuole le cover tali e quali e basta. La cosa che mi meraviglia è il gusto musicale delle generazioni più giovani: sentono cose che nemmeno mia nonna avrebbe mai ascoltato... Una sorta di "Nillapizzismo" contemporaneo, ma sempre "Nillapizzismo" è...

Boh...

Comunque noi la nostra parte l'abbiamo fatta nei limiti posti dalle condizioni ambientali semi proibitive. La Rickenbacker 660 è andata ottimamente sui suoni puliti: meno sul distorto perchè la gente rumoreggiava... Il suono più aggressivo e psichedelico l'ho dovuto smorzare talmente tanto che il sound finale alla fine non era più un gran che...

La Ric 360/12 non l'ho potuta nemmeno usare...

Evabbbbèèè....



lunedì 15 maggio 2017

E' il momento degli STORPIONS!!!!!


Venerdì prossimo (19 maggio) ci sarà la prima uscita della mia nuova combricoletta musicale (adesso si chiama: "progggetto" con tre g). Si tratta degli "Storpions". Il repertorio che proponiamo è decisamente insolito e particolare. Abbiamo smontato alcuni pezzi classici della tradizione rock, blues e pop (c'è anche qualche classico della musica "itagliana"): li abbiamo rimontati secondo i nostri gusti personali modificando, in alcuni casi pesantemente, la struttura melodica e modificato radicalmente l'arrangiamento originale. Da qui deriva anche il nome: siamo degli storpiatori di canzoni altrui e abbiamo anche un nome che è a sua volta una storpiatura...

Il risultato è a dir poco "anomalo". In pratica si tratta di un complicato lavoro di ri-composizione di questi brani: cosa che richiede molto lavoro, una certa dose di creatività, coraggio e ingegno e, lasciatemelo dire, una discreta faccia come il c...(bip!)

Se la cosa sia buona o meno, francamente non so dirlo: vedremo venerdì la reazione del pubblico. Immagino che molti faranno fatica a riconoscere le canzoni originali e forse storceranno il naso: maccchissenefrega! L'importante è sperimentare, osare, usare la fantasia...

Per certi aspetti questa idea è una sorta di reazione alla piaga del coverismo sterile e piatto che per lo meno va di moda dalle mie parti. Ormai gira gente che con uno sforzo minimo si mette a suonacchiare delle copie pare-pare delle canzoni: siamo al limite del karaoke (ovvero il peggio, del peggio, del peggio). Purtroppo la gente è contenta perchè si ac-contenta del primo che passa: inoltre la cultura musicale va scemando (in tutti i sensi: anche quello dello scemo....). Ovviamente i locali si adeguano ai gusti un po' scarsetti del pubblico. Infatti facciamo fatica a proporre 'sta roba. Ma noi insistiamo....

Io ho sempre scritto canzoni e mi è sempre piaciuto proporre il mio materiale originale. Poichè però la musica fatta di canzoni originali oggi come oggi non va (almeno qui, in questa valle di lacrime dove suono io) con questo escamotage alla fine facciamo effettivamente delle cover, ma in pratica sono "altro": sono delle canzoni nuove, riscritte ex novo. Insomma, uniamo l'utile al dilettevole.

Ecco quindi gli Storpions. Siamo per il momento in due: tastiera e chitarra. Con la tastiera viene suonato anche il basso. In attesa che mio figlio esca indenne dagli esami di maturità, procediamo per ora con la batteria elettronica. Il fatto di essere un duo è anche un esito inevitabile: al musicista medio se gli dici di stravolgere i pezzi gli viene l'enterocolite acuta. Nessuno vuole "osare": nessuno ha voluto unirsi a noi in questo lavoro. Devo dire che il tastierista in questione è un musicista con i "controcavoli". Con poche prove e un'intesa gigantesca abbiamo messo insieme un repertorio di 35 pezzi sconvolti. del resto ci definiamo: gli StravolgiCover...


PS: ovviamente io andrò ampiamente Rickenbacker-munito...

PPSS vediamo se a breve riuscirò a mettere qualche demo di 'sta roba, tanto per dare un'idea di quello che facciamo


martedì 2 maggio 2017

MXR M68 Uni-Vibe

Distrutto dalla disperazione a causa del fruscio insostenibile (più simile ad una tempesta di bora triestina che ad chorus), ho deciso di disfarmi del Nano Clone della Electro Harmonix. Di solito non rivendo mai quello che ho acquistato (tranne una vecchia ed insuonabile 12 corde acustica della EKO circa un miliardo di anni fa...): in questo caso non ce l'ho proprio fatta a tenermi questo "pedalino" (il confronto con un calzino è appunto calzante), Nemmeno messo su uno scaffale o per terra da una parte. Non ce l'ho fatta... Non si poteva proprio usare. Inoltre il suono del chorus in generale cominciava a darmi un certo fastidio: quel sound così anni '80 (un periodo che detesto anche se poi i decenni successivi sono forse stati anche peggiori), così progressive, è proprio lontano anni luce da me. 

Sorry, ma ho dovuto chiedere il divorzio.

Ho deciso quindi di permutarlo in qualche modo anche per cercare di far fruttare la spesa un po' cretina che avevo fatto a suo tempo. Certo le cose che ho scritto sul Nano Clone su questo blog le confermo e le sottoscrivo: tuttavia dovevo darlo via, farmelo valutare qualcosa e rimpiazzarlo con un pedale decente. 

La cosa non si è dimostrata per niente facile: nessuno lo voleva indietro nonostante fosse immacolato, con la sua scatola in perfette condizioni. Nemmeno una righina, una scalfittura, un'ombra. Praticamente nuovo. Del resto: come avrebbe potuto essere altrimenti? Non si poteva usare: grazie al cavolo che era nuovo.... Nessuno lo valutava, nessuno lo voleva: in alcuni negozi ne ho trovati altri disposti pigramente sullo scaffale, usati, come il mio, ma perfettamente nuovi, perchè i proprietari non li avevano potuti usare: proprio come me...

Alla fine un negozio me lo ha valutato e anche piuttosto bene devo riconoscere: questa è la prova provata che Dio esiste e, dall'alto dei cieli, ci osserva e soprattutto ascolta le suppliche dei musicisti. Vista la valutazione molto soddisfacente ho proceduto all'acquisto di un pedale che, per un nostalgico come il sottoscritto, non può mancare in una pedaliera dal gusto un po' retrò e vintage. Ho preso il pedale MXR M68 Uni-Vibe.

Questo pedale in pratica è una specie di effetto del genere "rotazione", del tipo, con le dovute proporzioni, "leslie" per chitarra. In termini molto generali, ma veramente molto generali, è una specie di chorus-vibrato-phaser dal sound molto anni '60. Piuttosto usato alla fine infatti degli anni '60 e primi '70 l'Uni-Vibe (originariamente prodotto da UNIVOX), questo effetto fa pesare il suo sound su brani di Jimi Hendrix e dei Pink Floyd.

Questo pedale della MXR ovviamente è la versione moderna, compatta e decisamente economica di quel leggendario pedale. Si presenta piuttosto semplice da usare visto che il tutto è gestito da tre manopole che permettono di dosare l'effetto in modo abbastanza preciso e puntale. E' presente inoltre un selettore che trasforma l'Uni-Vibe in un vibrato vero e proprio, dato che di default lavora con questo effetto particolare di rotazione-diciamo phaser-chorus.

Senza entrare in una valanga di dettagli e tecnicismi inutili da super-capiscione (quale io decisamente non sono) vorrei venire decisamente al dunque circa questo pedale. Innanzitutto bisogna capire quello che non fa: non è un chorus, non è un tremolo, non è un phaser. E' un pedale con un suo sound caratteristico, molto caratteristico, il cui uso va quindi dosato con una certa attenzione. 

Diciamo poi che tende a produrre un sound decisamente psichedelico ma se usato a vanvera rischia di impastare tutti i suoni. Mentre l'effetto Vibe rimane piuttosto cristallino, l'effetto di base tende a scurire il suono della chitarra: quindi bisogna lavorare un po' sulle manopole, sui pick up e sui toni dell'ampli. Richiede del lavoro ulteriore se usato con il distorsore. Anche come collocazione nella catena dei pedali si richiede un po' di attenzione: io l'ho sistemato all'inizio, subito dopo il Wha-Wha e prima del distorsore per poter mantenere un certo controllo sulle timbriche generali. Il pedale è comunque un true by-pass quindi non scoccia quando è disattivato. L'Uni-Vibe non costa pochissimo, ma si può acquistare. L'effetto che produce è molto bello, ma deve piacere: non si può usare sempre e dovunque, richiede pazienza, impegno, un po' di applicazione personale e va sperimentato di volta in volta. Non è il classico pedale che lo pigli, lo attacchi e vai... Sicuramente lo pigli e lo attacchi, ma poi ci devi perdere un po' di tempo. Non indicato per chi va di fretta.

Per qualcuno sarà pure un po' datato, per altri (come me per cui oltretutto la lentezza è uno stile di vita) è molto affascinante...   

Insomma non è un pedale qualsiasi. Siccome ha un sound particolare, richiede pertanto un po' di esperienza per il suo uso. Sicuramente, dopo un po' di pratica, si riesce ad ottenere una timbrica senza dubbio originale, un po' vintage e di certo non comune fra i chitarristi "standard": con l'Uni-Vibe ci si distingue di certo e non si passa inosservati. Però, ripeto, bisogna lavorarci un po': non è un semplice chorus. Molto bello l'effetto che si ottiene con la Rickenbacker 660, decisamente originale il risultato con la Rickenbacker 360/12

Personalmente mi piace molto quel tocco psichedelico che dà al suono, quella timbrica sospesa così particolare, inconfondibile e leggendaria, quel non-so-che che magari al chitarrista più esperto porta a chiedere: "ma che c'hai l'Uni-Vibe?"

Comunque un pedale impegnativo e deve piacere come sound (da provare prima quindi), non c'è che dire: e comunque non fruscia per niente. E scusate se è poco.





lunedì 10 aprile 2017

mercoledì 5 aprile 2017

"Screams in the Backyard" ad Amelia

Una serata tutto sommato niente male quella di Amelia (Tr) dello scorso venerdì 31 marzo. Non c'era molta gente; eravamo quindi forse un po' demotivati, ma ci siamo decisamente sfogati con il classico tsunami di sound degli Screams in the Backyard.

Io mi ero portato la mia Rickenbacker 360/12 e la Fender Telecaster American Standard. La Ric 360/12 l'ho usata in pezzi molto pesanti dove dovevo fare essenzialmente delle ritmiche molto dure. L'ho suonata con un bel po' di distorsione (valvole + MXR '78 custom Badass) suonando principalmente le corde più basse. Il risultato è stato un sound "industriale" duro, ruvido, abbastanza metallico; un bel botto non c'è che dire. L'effetto che volevo ottenere era proprio questo: quindi sono rimasto molto soddisfatto.

Ovviamente sono rimasto molto soddisfatto anche della performance della Tele: un classico, senza sorprese, sempre affidabile. Un bel mulo da lavoro.

La cosa più positiva della Ric comunque rimane per me il manico. Per molti è un problema, dato che è piuttosto stretto, ma per me resta in assoluto uno dei più comodi che conosca. Ho potuto suonare parecchio, pestando a più non posso senza il minimo sforzo. Anche la grande dinamica dei pick up hi gain contribuisce a facilitare le cose.

Insomma la Rickenbacker 360/12 può essere secondo me impiegata anche nella musica "dura". Indicata per le ritmiche pesanti, si può usare anche per degli assoli decisamente particolari. Qualche problema per fare il bending, ma ci si può arrangiare...

Eccomi al lavoro con la Ric 360/12

E' il momento della Telecaster

La foto più bella di tutte: con mio figlio Flavio alla batteria

giovedì 30 marzo 2017

Gli "Screams in the Backyard" ad Amelia (Tr)

Gli "Screams in the Backyard", temutissimo gruppo con cui suono da più di 40 anni (!!!!), tornano con una serata live al mitico "Porcelli Tavern" di Amelia, uno dei templi storici della musica dal vivo del centro Italia.

Suoneremo il nostro più classico repertorio di brani originali in versione hard-psycho-blues: un bel po' di distorsione ed un bel po' di volume. Tanto per gradire. 

Con me porterò anche la mia Rickenbacker 360/12 che suonerò con un mare di distorsione... Hai visto mai...

Come sempre la musica degli "Screams in the Backyard" logora chi non la suona... 

Ci vediamo al Porcelli Tavern di Amelia (Tr) dalle ore 23.00 di 
Venerdì 31 marzo 2017

giovedì 9 marzo 2017

Mooer Tender Octaver

Poco tempo fa ho deciso di acquistare (anche per via del prezzo molto accattivante) questo piccolo pedale della Mooer: il Tender Octaver.

Si tratta di un classico pedale Octaver (ovvero genera un suono un'ottava più bassa ed un'ottava più alta rispetto al suono di base) dalle dimensioni molto ridotte (è veramente piccolo!) e dalla qualità costruttiva decisamente buona. 

Ho avuto modo di fare conoscenza in passato dei piccoli pedali della Mooer (ho visto un Wah-Wah microscopico ma forse il mio piede calibro 45 non gradirebbe...) poichè un amico chitarrista ne ha parecchi e devo dire che mi hanno sempre fatto una buona impressione. Siccome ho una valiga porta pedali piuttosto piccola ho adocchiato questo pedale e l'ho provato senza indugio. La prova mi ha convinto e l'ho comprato.

I comandi sono pochi e molto semplici da usare e questo è un asset (ormai si dice così... pazzesco!) decisamente importante per un mezzo deficiente incapace come il sottoscritto: quando ho a che fare con cose digitali con mille funzioni numeriche e con manuali di istruzioni grossi come l'elenco del telefono di Tokyo (spesso anche tradotti in un italiano grottesco - decisamente più chiaro l'inglese o il cinese) mi viene una bella crisi di nervi. C'è anche da dire che, a parte i summenzionati limiti personali, avere pedali semplici è sempre comodo quando si suona dal vivo e bisogna intervenire (spesso in penombra) tempestivamente sui suoni: un paio di girate alle manopole e via senza problemi.

Insomma questo piccolo Octaver è molto semplice da usare. Possiede tre manopole. La più grande centrale miscela il suono dall'origine (suono pulito) fino all'effetto pieno. Poi ci sono due piccole manopole: con una si aumenta o meno l'immissione dell'effetto octaver sull'ottava più bassa, con l'altra si fa lo stesso con l'ottava più alta. Tutto qui. Non c'è altro. Non serve quindi una laurea in informatica o in ingegneria

Il piccolo pedale in questione è un true by-pass: questo significa che quando è spento non crea interferenze o scocciature di alcun tipo sulla catena degli effetti. Insomma sparisce: come se non ci fosse. Questo aspetto sembra una cosa stupida, ma non è così. Esigete sempre pedali true by-pass perchè avere un pedale che altera il suono (ad esempio smorza il volume: un classico) anche quando è spento è una cosa che non si augura nemmeno al peggior nemico... I true by-pass magari costano una 'nticchia di più, ma sono soldi ben spesi. Credetemi.

Altro aspetto molto positivo di questo pedale è che non ronza e non fruscia (oooh: meno male!). Inoltre la qualità dell'effetto che produce è decisamente buona (non ha ritardi o cose strambe che ho sentito su Octaver economici o non molto aggiornati). Insomma il suo lavoro lo fa molto bene. Si chiama "Tender Octaver": ed è vero perchè non produce un effetto invadente o aggressivo.

A che serve un Octaver? 

Personalmente ho attribuito al mio piccolo Mooer alcune funzioni importanti. 
Spesso mi capita di suonare con qualche trio acustico o elettro-acustico del tipo: chitarra-percussione-voce oppure due chitarre e voce et similia. Usando anche un looper mi capita di registrare una volo una piccola sezione di basso realizzata con la chitarra e l'effetto octaver. Poi magari ci faccio qualche assolo. Il Tender Octaver (settato nella maniera giusta) è capace infatti di generare un suono molto affine al basso. In particolare ocn la mia Epiphone Casino si ottiene un effetto di basso molto caldo e vintage. Belloccio!

Insomma: tutto questo può essere un piccolo plus.

Inoltre con questo effetto si possono fare delle ritmiche molto particolari. La Rickenbacker 660 tira fuori un gran sound: con il distorsore poi il suono diventa decisamente "grosso". La chitarra ruggisce anche con gli assoli. In effetti tendo ad usare principalmente l'ottava bassa e poco o zero sulll'otava più alta. Il risultato è molto interessante.

La cosa più ganza è l'uso del Mooer Tender Octaver con la Rickenbacker 360/12. Miscelando le due ottave ed il suono pulito la Ric 360/12 suona come un organo. Può sembrare difficile a credersi, ma è proprio così. Non sembra più una chitarra, ma una tastiera. Se poi uno perde del tempo (molto tempo) a miscelare i suoni con la 5a manopola, le manopole dell'octaver, il Ric-o-Sound, veramente c'è da uscire pazzi.

In breve, il Mooer Tender Octaver è un pedale di gran qualità dal prezzo corretto. E' piccolo, semplice da usare e non crea problemi di sorta. Con le chitarre tradizionali può generare suoni molto ineressanti sia sul pulito che con il distorto. Per chi ne ha bisogno, può validamente generare suoni di basso molto verosimili. Il suono è sempre pulito e efficiente: niente ritorni, niente fruscii, niente schifezze.

Ovviamente l'Octaver non è un effetto che si usa in continuazione, ma di tanto in tanto. Magari miscelato con qualche cosa (un delay, una distorsione, ecc...) per tirare fuori qualche sound particolare. Anche con la Ric 360/12 si possono tirare fuori dei suoni molto particolari dall'uso da centillinare. Di certo quindi non sta lì sempre in funzione. Anche per questo il fatto che il Mooer Tender Octaver sia un true by-pass non è una cosa secondaria.

Insomma un piccolo pedale da tenere presente. Se poi uno non ha niente in contrario ad accludere nel proprio set di pedali un effetto dal colore rosa...

lunedì 13 febbraio 2017

La Rickenbacker 660 e la musica Funk


Alcuni giorni fa ho dovuto fare una serata di musica dal vivo funk con il mio gruppo dei Funk-X-Periment. 

Francamente ero indeciso su quale chitarra scegliere per questa performance: la mia Telecaster American Standard oppure la Rickenbacker 660?


Ho optato per la Rick 660.

La chitarra, collegata al mio ampli Egnater Tweaker 40/112, si è comportata benissimo. Ottimo il sound, comodissimo il manico, leggera e pratica. Inoltre, avendo a disposizione la famosa 5a manopolina ho potuto avere a mia disposizione un ventaglio di sfumature di suoni praticamente infinito.

Ottima la resa con il Wah-Wah. Altri effetti impiegati: delay (un pizzico di Memory Boy), riverbero (Holy Grail) e qualche volta il tremolo (Boss Tr1).

Insomma la Rickenbacker 660 si è dimostrata un'ottima chitarra per fare il funk. E ancora incontro qualcuno che mi dice che ci si può fare solo la musica beat!


PS: tra le altre cose ho anche approfittato dell'occasione per mettere alla prova l'Egnater con il nuovo trasformatore. Non nascondo che avevo un po' di paura. Temevo che ci potesse essere il rischio che l'amplificatore mi piantasse in asso (vedi post precedenti). Invece tutto OK. Il nuovo trasformatore ha brillantemente superato la prova. L'ampli è rimasto acceso per almeno 5 ore (spesso tirato un bel po') e non mi ha mai creato problemi. E anche questa è andata!

lunedì 6 febbraio 2017

Lo "sticker"

Un profano potrebbe chiedersi: di cosa cavolo vuole parlare in questo post? Che cosa è lo "sticker"?!?!

Un attimo di calma e lo spiego.

Tutte le chitarre e i bassi Rickenbacker escono dalla fabbrica con uno sticker appiccicato sul battipenna: sto parlando di quel piccolo adesivo...

Potrà sembrare una scemenza parlare di un dettaglio così insignificante, ma, credetemi, non è così. Il mondo dei Rickenbackeriani è popolato da gente strana, altrimenti non saremo tutti così fissati con queste chitarre.

Esistono due tipi di sticker: uno rettangolare e uno ovale.
Quello rettangolare presenta la dicitura "Made in America". Quello ovale la dicitura "Proudly Made in the USA" (fatto con orgoglio negli USA).




Si intuisce da subito che le due etichette presentano delle differenze sostanziali ed anche qualche piccolo mistero. La prima cosa che mi viene in mente, e che non ho potuto non notare, è che lo sticker rettangolare cita l'America, quello ovale gli USA. Come mai lo sticker rettangolare non recita "Made in USA" (che è la formula commerciale corretta), ma un fantomatico riferimento all'America? Ricordo che la Rickenbacker produce tutti i suoi strumenti nello stesso stabilimento: non è che una 330 con la pecetta "Made in America" è fatta in Bolivia o in Canada: sempre dalla California viene... Mah!

Lo sticker ovale poi presenta questo avverbio "Proudly" che effettivamente riempie di orgoglio anche il possessore dello strumento: insomma siamo tutti orgogliosi, un tripudio di orgoglio e mi sembra anche coerente con questi anni Trumpiani. Diciamo che un possessore di uno strumento Rickenbacker con questo adesivo non dovrebbe avere problemi alle frontiere USA: un utile suggerimento ai richiedenti asilo.

La faccenda dello sticker rimarrebbe nella sfera del folclore se non fosse per un piccolo particolare. Esistono due partiti fieramente contrapposti. Ci sono quelli che lo staccano immediatamente (ma lo riappicciano nel libretto delle istruzioni: non si sa mai!) e quelli che lo tengono costi quel che costi.

Diciamo che, in termini puramente razionali, la cosa è sostanzialmente soggettiva: se lo vuoi tenere lo tieni, se lo vuoi staccare lo stacchi. Affari tuoi. Ma non è proprio così. Sembrerebbe (ma sottolineo sembrerebbe) che una chitarra Rickenbacker senza il suo sticker originale può valere meno (sia nuova che usata) rispetto ad una con il suo sticker in bella mostra sul battipenna. Insomma sono gli umori del mercato.

E io che ne penso? Innanzitutto preciso che la 360/12 ha lo sticker rettangolare, mentre la 660 ha quello ovale. Insomma li ho tutti e due. E non li ho staccati. Anzi: ci sto pure attento a che non si rovinino. 

Sono cose da psicopatici, lo so: me lo dicono in tanti. Però io consiglierei di non staccarlo: datemi retta tenetelo...

PS: a coloro che l'hanno staccato e magari buttato o perso. credo che si possano trovare in vendita da qualche parte, ma non so chi li offre e quanto possano costare....


lunedì 23 gennaio 2017

Ancora problemi con il trasformatore dell'Egnater

Accidenti! Avevo cantato vittoria troppo presto! Dopo una mesata che avevo rimesso in piedi l'amplificatore (il mio fantastico Egnater Tweaker 40/112), a seguito della morte del trasformatore, l'ampli è collassato di nuovo: il trasformatore è andato per la seconda volta. La riparazione del vecchio trasformatore (vedi post precedente) non è servita a niente.

Ho portato quindi l'amplificatore da un esperto riparatore di amplificatori a valvole il quale mi ha detto di essere perfettamente a conoscenza della problematica in questione. Unica soluzione reale e definitiva: sostituzione del trasformatore.

In breve: è stato necessario acquistare uno specifico trasformatore della Classic Tone e farselo spedire dagli USA. La Classic Tone realizza un trasformatore fatto appositamente per l'Egnater Tweaker 40 che non necessita di adattamenti o lavori strani: si monta e si collega senza problemi e senza storie. Sono  trasformatori di ottima qualità e soprattutto affidabili. 

In questo link c'è il sito della Classic Tone.

Alla fine della fiera, trasformatore nuovo, spedizione e lavoro: ci sono voluti 240€. Una bella cifra, ma non avevo scelta. L'amplificatore merita: certo meriterebbe anche componenti migliori... Vabbè: lasciamo perdere.

Ora sembra tutto in ordine. L'ampli va che è una meraviglia e soprattutto spero di aver risolto definitivamente il problema (vista anche la sommetta spesa...)

Quindi la lezione aggiuntiva è: l'unica soluzione per risolvere il problema definitivamente è sostituire il trasformatore con uno nuovo di qualità. Il trasformatore originale è irrecuperabile perchè strutturalmente sottodimensionato e non si può fare niente. Va sostituito e stop. Probabilmente è meglio istallare un Classic Tone o un Mercury Magnetics perchè se ci si rivolge ad un trasformatore originale Egnater si finisce con il cadere nello stesso problema. Questi trasformatori, almeno da noi in europa, non vanno!

martedì 15 novembre 2016

Qualche noia con l'amplificatore: morto il trasformatore dell'Egnater Tweaker 40/112

Tempo fa, mentre stavo suonando in sala prove, il mio amplificatore Egnater Tweaker 40/112 è morto: si è spento improvvisamente. Ho pensato ad un fusibile, saltato magari per via di un qualche maledetto sbalzo di corrente: ma non era così. Non era scoppiato il fusibile.



Ho portato quindi l'ampli da un amico che ripara materiale elettronico, hi-fi e elettronica musicale il quale, dopo attenta analisi mi ha diagnosticato la bruciatura del trasformatore. Detta così equivale a dire una mezza catastrofe...

Cosa fare? In linea di principio bisognerebbe comprare un nuovo trasformatore: ma non è una cosa semplice. Nel frattempo ho fatto una piccola ricerca in rete e ho scoperto che questo incidente è piuttosto frequente sugli amplificatori Egnater Tweaker 40 (testata) e 40/112 (combo). 

Gran brutta cosa... Sembrerebbe che la causa di questo incidente ricorrente sia da ricercare nel fatto che questo trasformatore è sostanzialmente sottodimensionato (birichini: forse per motivi di taglio ai costi?): ergo a lungo andare il trasformatore vi pianterà malinconicamente in asso. Pensate solo all'ipotesi del verificarsi di un simile evento mentre state suonando dal vivo: imbarazzo totale, s-concerto (in tutti i sensi), crollo emotivo...

Il mio amico tecnico mi ha quindi prospettato delle alternative:

  1. farsi mandare un trasformatore identico dalla Egnater: scelta non intelligente perchè vuol dire andare incontro inevitabilmente ad un incidente analogo nel breve periodo. Inoltre trasformatore nuovo e spedizione non sono una cosa proprio economica
  2. acquistare un trasformatore Mercury Magnetics. La Mercury Magnetics, conscia del tallone d'Achille di questi ampli, realizza trasformatori specifici potenziati e migliorati, che risolvono il problema definitivamente. Ho contattato la MM che mi ha informato che l'acquisto del trasformatore MM e la spedizione necessitano di circa 300€ (cacchio: mica da ridere...)
  3. ricostruire il vecchio trasformatore adattandolo ai 230 volts nostrani potenziandolo. Il Cielo ha voluto che in un piccolo paese vicino a dove vivo esista un elettricista che costruisce trasformatori e restaura vecchi amplificatori.
Contatto quindi il restauratore di trasformatori residente nel paesello il quale mi dice che bisogna vedere in che condizioni è il povero trasformatore per poter fare una diagnosi. Una volta portato, il restauratore elettrico mi vaticina che, sia pur ciancicato e sottodimensionato, questo trasformatore ha una buona struttura di base. Si può restaurare! Io grido al miracolo!

Per farla breve. In un paio di settimane e con circa 80€ (60€ la ricostruzione e upgrade del trasformatore e 20€ installazione dall'amico elettricista) ho risolto il problema.

L'amplificatore è ora perfettamente a posto: mi sembra anche che abbia un suono forse un po' più caldo e pieno rispetto a prima. Ma non so dire se sono gli effetti collaterali del miracolo.

In conclusione. 

A TUTTI I POSSESSORI DI UN APLIFICATORE EGNATER TWEAKER 40 O TWEAKER 40/112 
Esiste il rischio reale e concreto di morte improvvisa del trasformatore. Non è un evento sicuro al 100%, ma la percentuale di rischio è piuttosto elevata. Pertanto cercate di essere pronti preventivamente all'evenienza. Potrebbe essere necessario l'acquisto di un nuovo trasformatore (Mercury Magnetics o Classic Tone). C'è la possibilità tuttavia di ricostruire e fare l'upgrade del trasformatore grazie ai buoni uffici di un abile tecnico con grande risparmio di danaro, psicofarmaci (per l'esaurimento nervoso) e di tempo.